24.1.11

La cosa si fa affollata

DOPO TANTO PARLARE che il futuro dell'informazione sarebbe stato internet, sia web che apps, adesso che sta succedendo sembra quasi che ci siamo distratti tutti quanti. Invece succede. E alla svelta: in Italia siamo al battesimo della terza testata di quello che definisco "web puro", cioè giornale online senza controparte cartacea. Si tratta di Linkiesta.it (nome un po' sfortunato) di Jacopo Tondelli e Jacopo Barigazzi (tutti giovani, creativi e under 30/40), che aprirà a quanto pare il 31 gennaio.

Linkiesta segue le numerose partenze del 2010, tra le quali spiccano IlPost.it di Luca Sofri e Lettera43.it di Paolo Madron. I giornali di carta cercano di reagire, negli Usa, nel resto del mondo e pure in Italia. Al Corriere la direzione di Ferruccio de Bortoli è in affanno perché, tra le altre cose, cerca di ottenere una ripartenza su Internet che coinvolga in maniera più complessiva la redazione. Il Corriere, a quel che mi è dato di capire, fa muro, ma le solite voci interne e anonime poi commentando si lasciano scappare che fdb ha ragione, che è l'unica strada, che addirittura il giornale si potrebbe fare con la metà dei grafici e dei giornalisti senza neanche andare in affanno, che il New York Times adesso fa le riunioni per il quotidiano come se fosse un sito web (si punta a cosa mettere online tra due ore, le cose migliori a fine giornata si raccolgono e andranno in pagina per domani) e tutte le altre, solite cose che si dicono off the record.

La sensazione che il "blocco corporativistico" della mia categoria e di quelle collegate (grafici, assistenti di redazione etc) ci sia è forte, confortata anche da vecchie conversazioni con sindacalisti del settore che mi dicevano, sempre in camera caritatis: guarda che il problema sono quelle tre o quattro mega testate super privilegiate come Corriere, Repubblica, Sole, Rai, che hanno contratti fantascientifici e tengono bloccata tutta la categoria, fatta di peones, precari e freelance". Dall'altro lato, sul fronte degli editori, ci sono quasi quindici anni di progressivo logoramento delle relazioni industriali per via di manager affamati di soldi e risultati, alieni al mercato editoriale come prassi e come cultura, soggiogati nella maggior parte dei casi a interessi economici altrui e politici. Mark Twain dopotutto ci aveva avvertito su che razza di bestiolone fossero gli editori.

Così, io sono a corto di opinioni: i tempi sono molto interessanti ma ancora siamo poco attenti, mi pare. Deve succedere qualcosa di spettacolare, secondo me. Qualche mega-testata "intoccabile" che, improvvisa, affonda, ad esempio. Succederà. Succederà?

(disclaimer: ogni tanto in amicizia et amor dei scrivo per IlPost. Così, tanto per dirvelo).

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